Già nell’antica Grecia il filosofo Epitteto sentenziava: “Più che dagli eventi l’uomo è turbato dall’opinione che ha di essi. Non è terribile la morte, ma l’etichetta di terribilità che le diamo. Problemi, turbamenti, angosce sono nei nostri pensieri”.

La psicoterapia cognitivo comportamentale è considerata dalla comunità scientifica internazionale uno dei più efficaci ed affidabili modelli per la comprensione e il trattamento di un’ampia gamma di disturbi psicologici e psichiatrici.

La sua buona reputazione dipende da una serie di elementi che la contraddistinguono:

Centrata sul problema: nelle sedute psicoterapeutiche il terapeuta ed il paziente analizzano le circostanze problematiche e la loro definizione, cercando attivamente insieme le cause che mantengono il problema, e le possibili soluzioni a questo.

Breve: il fatto di essere centrata sul problema rende la terapia cognitivo comportamentale relativamente breve. Mediamente un intervento focalizzato sul problema prevede da poche a 30/40 sedute, che generalmente hanno una frequenza settimanale ed una durata di un’ora circa.

Attiva: il terapeuta e il paziente collaborano attivamene alla ricerca della soluzione. Il terapeuta conosce le tecniche e le strategie; il paziente conosce il proprio problema. Insieme cercano di sviluppare soluzioni perseguibili che il paziente prova a mettere in atto nella vita di tutti i giorni, attraverso l’assegnazione da parte del terapeuta di “compiti” graduali da svolgere al di fuori della seduta.

Scientificamente comprovata: sono disponibili innumerevoli studi scientifici che ne dimostrano l’efficacia in termini di riduzione dei sintomi; per esempio è stato dimostrato che è efficace almeno quanto i farmaci nella remissione della depressione e dei disturbi ansiosi e di gran lunga più capace nel prevenirne le ricadute.

Le principali organizzazioni internazionali raccomandano la psicoterapia cognitivo comportamentale per un gran numero di disturbi e problemi, tra cui: ansia, panico, fobia sociale, disturbo ossessivo-compulsivo, depressione.

In base al modello cognitivo-comportamentale gli input provenienti dall’ambiente esterno ed interno vengono, da ciascun individuo, interpretati e sottoposti a complesse trasformazioni da un sistema definibile come sistema cognitivo interpretativo, che determina la valutazione cognitiva dell’evento. Per valutazione cognitiva si intende l’insieme dei pensieri, idee, preconcetti, che permettono a ciascun individuo di interpretare e giudicare la realtà secondo uno o più criteri di riferimento. I pensieri concorrono a determinare il nostro umore in una certa situazione, ma anche lo stato d’animo in cui ci troviamo tende a sua volta ad influenzare e a dar corpo ai nostri pensieri.

Ad esempio chi è arrabbiato pensa ai torti subiti, chi è depresso più facilmente si focalizza sui propri insuccessi e a quanto sia inutile la sua vita, chi è ansioso vede possibili pericoli ovunque. Spesso i nostri pensieri ci predispongono a distorcere, sminuire ed ignorare le informazioni che li contraddicono.

Nel corso della giornata ci comportiamo prevalentemente secondo abitudini sedimentate e non siamo consapevoli dei pensieri che guidano il nostro comportamento, perché le nostre azioni sono di routine. D’altra parte quando decidiamo di cambiare un comportamento o di apprenderne uno nuovo, sono i pensieri a determinare se e come questo cambiamento sarà possibile. Le nostre aspettative, le convinzioni radicate in profondità che riguardano noi stessi (sono bravo, sono debole), altre persone (non bisogna fidarsi della gente) e la vita in generale influenzano il nostro comportamento.

Si è visto come i pensieri influenzino gli stati d’animo in cui ci troviamo, ma per quale motivo alcune persone sono più predisposte verso certi pensieri e stati d’animo piuttosto che verso altri?

Una certa parte di queste differenze può essere di tipo biologico o di origine ereditaria, ma anche le esperienze di vita, gli apprendimenti dai più precoci ambienti familiari a quelli scolastici e lavorativi, vanno a costruire i modelli comportamentali di riferimento, gli stati d’animo che permeano la nostra vita e le nostre convinzioni più profonde.

 

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