Il rapporto tra disturbi dell’apprendimento e autostima

Il concetto di sé di ogni individuo è inevitabilmente influenzato dalla società e dalla cultura in cui vive. Ad esempio, nelle società primitive verosimilmente l’abilità nella lotta e nella caccia erano parametri importanti per la costruzione del concetto di sé. In una società come la nostra, nella quale l’alfabetizzazione è molto importante, una difficoltà specifica nell’acquisizione della letto-scrittura avrà con ogni probabilità un effetto negativo sul concetto di sé dell’individuo. Diversi studi hanno confermato il legame tra autostima e disturbi dell’apprendimento. [1,2,3]

Le esperienze scolastiche, in particolare quelle più precoci, possono avere una forte influenza nella costruzione dell’immagine di sé. Difficoltà di lettura, scrittura e calcolo rendono gli studenti con disturbi dell’apprendimento particolarmente vulnerabili alle esperienze di fallimento, che possono quindi abbassarne l’autostima. Infatti gli studenti con DSA devono affrontare ricorrenti fallimenti accademici, che possono demotivarli e demoralizzarli.

Queste difficoltà accademiche inoltre sono talvolta accompagnate da difficoltà nell’ambito sociale. Gli effetti di queste difficoltà scolastiche e sociali sull’autostima di studenti con disturbi dell’apprendimento possono essere minimi o molto pronunciati. L’esperienza clinica con studenti con disturbo dell’apprendimento indica che questi bambini tendono maggiormente a soffrire psicologicamente rispetto ai loro coetanei.

Inoltre, gli individui che hanno una buona autostima tendono ad affrontare meglio le esperienze di fallimento ed altre circostanze avverse [4].

La percezione negativa di sé può essere estremamente resistente al cambiamento [5] anche di fronte ad esperienze di successo [6]. Si creerebbe quindi una “reazione a catena”, per cui il disturbo dell’apprendimento porterebbe ad un abbassamento dell’autostima, il quale a sua volta impedirebbe di affrontare al meglio le inevitabili esperienze di fallimento accademico.

Negli ultimi tre decenni sono state condotte molte ricerche sui disturbi dell’apprendimento, ma solo una piccola parte di esse si è occupata del legame tra DSA e autostima. La maggior parte di questi studi è stata condotta negli Stati Uniti con bambini e adulti con diagnosi di disturbo dell’apprendimento. Sono state condotte due meta-analisi degli studi sulla relazione tra DSA e autostima: la prima da Chapman (1988) [17], ed una più recente da Zeleke (2004) [18].

I risultati di Chapman indicano che la maggior parte degli studi condotti tra il 1974 e il 1986 hanno dimostrato che i bambini con disturbi dell’apprendimento avevano significativamente più probabilità di percepirsi negativamente in ogni ambito rispetto ai loro coetanei.

Zeleke ha individuato i limiti di queste prime ricerche indicando alcuni fondamentali problemi irrisolti, evidenziando la necessità di assumere un approccio più rigoroso.

Secondo l’autore, differenti aspetti del concetto di sé vanno analizzati separatamente piuttosto che considerare solamente la prospettiva globale.

L’autostima è multidimensionale: ciascuno di noi ha un diverso concetto di sé nei vari ambiti: corporeo (aspetto fisico, prestazioni sportive…), sociale (il rapporto con gli altri), accademico/lavorativo (prestazioni scolastiche/lavorative), familiare (rapporto con i propri cari). Lo stesso individuo può avere un’ alta autostima in un ambito e una bassa autostima in un altro ambito.

 

  In quasi tutti gli studi in cui è stata presa in considerazione l’”autostima accademica” è emersa una netta differenza. Nella sua meta-analisi, ad esempio, Zeleke ha trovato che nell’89% degli studi soggetti con disturbo dell’apprendimento risultavano avere un’ “autostima accademica” significativamente più bassa rispetto ai gruppi di controllo. In molti casi questa condizione tende a rimanere stabile nel tempo[7], o addirittura a peggiorare man mano che i bambini accedono a gradi più alti dell’istruzione [8, 9].

Tuttavia, come dimostrato da Burden [10] in uno studio approfondito sulle carriere scolastiche di 50 alunni dislessici frequentanti una scuola speciale, l’autostima accademica è modificabile, e tale cambiamento può rappresentare un importante indice di progresso educativo; su questa linea sono anche i risultati dello studio su 600 bambini norvegesi di scuola primaria di [11] sulle relazione tra autostima accademica e successo.

Man mano che questi bambini imparano ad affrontare le difficoltà e gli insuccessi, la loro autostima accademica migliorerebbe, mentre se lasciati a fronteggiare questi problemi senza un adeguato supporto è probabile che la loro autostima rimanga invariata o addirittura peggiori.

Tra i fattori che possono influenzare tale evoluzione ci sono la natura e il grado delle difficoltà di apprendimento e il tipo di supporto ricevuto.

Dalla meta-analisi di Zeleke emerge che nel 70% dei casi bambini con disturbo dell’apprendimento non presentano differenze significative rispetto ai compagni nell’“autostima sociale”. Del rimanente 30%, il 20% risulta meno adattato socialmente, mentre il 10% lo è maggiormente rispetto ai coetanei.

Una chiave di lettura per questo dato è legata al fatto che non tutti i soggetti con DSA presentano le stesse caratteristiche, al di la delle loro specifiche difficoltà di apprendimento. Ad esempio Durrant [12] ha trovato che bambini con disturbi del comportamento in comorbidità con disturbi dell’apprendimento hanno un’autostima sociale inferiore rispetto a coetanei con solo disturbo dell’apprendimento.

I risultati di uno studio su larga scala condotto dal British Adult Literacy and Basic Skills Unit (ALBSU) (1998), indicano che i disturbi dell’apprendimento possono essere indicatori prognostici di stati depressivi, particolarmente nelle donne, e di difficoltà lavorative negli uomini. Humphey [13,14,15] sostiene che questo studio dimostra che i disturbi dell’apprendimento hanno un chiaro effetto negativo sull’autostima.

Lo studio di Hughes e Dawson [16] indica che i ripetuti fallimenti scolastici di questi ragazzi sono collegati con una persistente percezione negativa di sé, in particolare di ridotte capacità intellettive.

Dall’analisi delle ricerche scientifiche si può quindi concludere che la relazione tra DSA e autostima esista, in particolare per quando riguarda l’autostima accademica.

 1 De Francesco, J.J.; Taylor, J. (1985). Dimensions of self concept in primary and middle school learning disabled and non disabled students. Child Study Journal, 15, 99-105.

2 Klooomok, S., Cosden, M. (1994). Self-concept in childrend with learning disabilities: the relationship between global self concept and perceived social support. Learning disability quarterly, 17, 140-153.

3 Vaughn, S.; Elbaum, B.E. (1999). The self-concept and friendship of students with learning disabilities: A developmental perspective. In R. Gallimore, L. Bernheimer, D. L. Macmillan, D. L. Speece, S. Vaughn, Developmental perspectives on children with hight incidence disabilities (pp.81-110).

4 Carlock, C. J. (1999) Enhancing self esteem. Philadelphia: Taylor & Francis.

5 Swann, (1996). Self -traps: The elusive quest for higher self esteem. New York: Freeman.

6 Achenbach, T. e Zigler, E. (1963). Social competence and self- image disparity in psychiatric and nonpsychiatric patients. Journal of Abnormal and Social Psychology, 67, 197-205.

7 Vaughn, S., Elbaum, B. E., Schumm, J. S., & Hughes, M. T. (1998). Social outcomes for students with and without learning disabilities in inclusive classrooms. Journal of Learning Disabilities, 31(5), 428–436.

8 Popp, P. A. (1990). Persisting problems of adults with learning disabilities: Self-reported comparisons from their school-age and adult years. Journal of Learning Disabilities, 23(9), 570–573.

9 Resnick, M. J., & Harter, S. (1989). Impact of social comparison on the developing selfperceptions of learning disabled students. Journal of Educational Psychology, 81, 631–638.

10 Burden, R. L. (2005). Dyslexia and self-concept. London: Whurr

11 Skaalvik, E. M., & Hagvet, K. A. (1990). Academic achievement and self-concept: An analysis of causal predominance in a developmental perspective.Journal of Personality and Social Psychology, 58, 292–307.

12 Durrant, J. E., Cunningham, C. E., & Voelker, S. (1990). Academic, social and general concepts of behavioural subgroups of learning disabled children.Journal of Educational Psychology, 82(4), 657–663.

13 Humphrey, N. (2002). Teacher and pupil ratings of self-esteem in developmental dyslexia. British Journal of Special Education, 29(1), 29–36.

14 Humphrey, N., & Mullins, M. P. (2002). Personal constructs and attribution for academic success and failure in dyslexia. British Journal of Special Education, 29(4), 196–203.

15 HumphreyN., (2003), Facilitating a positive sense of self in pupils with dyslexia: the role of teachers and peers, Support for Learning, 18 ,3, 130 -136.

16 Hughes, W., & Dawson, R. (1995). Memories of school: Adult dyslexics recall their school days. Support for Learning,10(4), 181–184.

17 Chapman, J. W. (1988). Learning disabled children’s self-concepts. Review of Educational Research, 58(3), 347–371.

18 Zeleke, S. (2004). Self-concepts of students with learning disabilities and their normally achieving peers: A review. European Journal of Special Needs Education, 19, 145–170.