21 Gen
2012

Mio figlio è dislessico, devo dirglielo?

Di fronte ad una diagnosi di disturbo dell’apprendimento i genitori si pongono frequentemente lo stesso quesito: cosa dirò a mio figlio? E’ meglio comunicare al bambino la diagnosi o è consigliabile non farlo? Naturalmente ogni caso è a sé, per cui non si può dare una risposta valida per ogni situazione. Diversi fattori influiscono sull’impatto della comunicazione della diagnosi nel bambino: l’età, la presenza di altre problematiche a livello emotivo, relazionale o di salute, la situazione familiare. In generale però possiamo affermare che i risultati delle ricerche fanno propendere per la scelta di informare i ragazzi del disturbo.
I risultati di Palombo [1] e McNulty [2] indicano che durante gli anni della scuola primaria e secondaria di primo grado, alunni identificati in seguito come dislessici (ma senza diagnosi al momento della ricerca) mettono in discussione le loro abilità intellettive e presentano bassa motivazione allo studio, come conseguenza delle loro inspiegabili difficoltà.
Anche Burden [3] e Ingesson [4] confermano che questo periodo, nel quale questi bambini cercano di dare un senso alle loro apparentemente inspiegabili difficoltà prima di essere diagnosticati, può essere cruciale per lo sviluppo del loro concetto di sé, ed è proprio questo il momento in cui ricevere adeguato supporto e comprensione da parte dei genitori e degli insegnanti può fare la differenza tra l’assunzione di un atteggiamento di rinuncia e la scelta di continuare ad impegnarsi [5]. Ciò potrebbe aiutare a spiegare i risultati di alcune ricerche, secondo i quali i problemi emotivi dei soggetti con disturbo dell’apprendimento comincerebbero a diminuire con l’avvicinarsi all’età adulta [3,4,6, 7].
Secondo Davenport [8], l’età del soggetto al momento della diagnosi e il modo in cui viene spiegata possono essere importanti fattori che incidono sulla reazione, sull’accettazione di essa e sulle implicazioni future.
Ingesson [4] in uno studio su 75 ragazzi svedesi dislessici ha trovato che l’età media della diagnosi era 12 anni, ma circa la metà di loro non ricordava né quando, né come, né da chi era stato detto loro di essere dislessici. Coloro che ricordavano tale momento si suddividevano quasi equamente tra chi non ricordava di aver avuto una particolare reazione, e chi si era sentito sollevato per aver scoperto di non essere poco intelligente. In questo studio emerge anche una tendenza del livello di autostima a peggiorare tra la scuola elementare e la scuola media, per poi raggiungere livelli adeguati durante le scuole superiori. Infatti il 70% dei ragazzi di questa fascia di scolarità valuta la propria stima di sé “buona” o “molto buona”.
I risultati di questi studi indicano che, in assenza di condizioni particolari, la comunicazione della diagnosi è un passo importante, che ha generalmente un effetto positivo sull’autostima dei ragazzi con disturbo dell’apprendimento. Tale scelta è inoltre necessaria nell’ottica dell’adozione di strumenti compensativi e misure dispensative: difficilmente un bambino che non sa di essere dislessico potrà comprendere il motivo di un cambiamento nel modo di studiare e collaborare in tal senso. Inizialmente l’adozione di tali strumenti è faticosa, in particolare se non viene attribuito il giusto significato da parte del bambino: ciò può avvenire unicamente attraverso l’informazione. E’ quindi importante chiarire il termine dislessia,  spiegando come si manifesta, e informare il ragazzo sui suoi punti di forza.  Per fare ciò è cruciale il ruolo del clinico che fa la diagnosi, che può aiutare i genitori in questo passo, sia fornendo le informazioni necessarie, sia talvolta svolgendo un colloquio di restituzione con il ragazzo stesso. Esistono inoltre video e film che possono rivelarsi utili in tal senso.
Infine, svolge un ruolo molto importante per l’autostima l’accettazione del disturbo da parte dei genitori, che rappresenta il primo passo per garantire al ragazzo dislessico il giusto supporto pratico e affettivo.

“Ho scoperto di avere un disturbo di apprendimento quando mia figlia, avendo difficoltà a scuola, venne sottoposta ai test, all’età di 12 anni. Ricorderò sempre il nostro incontro con lo psicologo che mostrò i risultati dei test a me e a mia moglie, e che ci spiegò che era una ragazza estremamente intelligente, ma che aveva dei problemi specifici nell’area dell’apprendimento. Fu solo quando lo psicologo descrisse questi problemi nel dettaglio che io riconobbi per la prima volta di averli avuti da ragazzo. Questo fu così importante per me che sperimentai quello che sperimentano i bambini quando sono messi al corrente del loro disturbo. Ebbi un senso di sollievo, riconoscendo che questa era la base del mio vecchio problema: si trattava di riconoscere dentro di me che non ero inferiore ai miei colleghi. A un tratto capii, non solo come aiutare mia figlia, ma anche che aver preso consapevolezza di ciò mi aveva aiutato.” (Fred Epstein, neurochirurgo) – Tratto da “Le aquile sono nate per volare. Il genio creativo dei bambini dislessici.” di Rossella Grenci.

1 Palombo, J. (2001). Learning disorders and disorders of the self in children and adolescents. New York: Norton.
2 Mc Nulty M., (2003), Dyslexia and the life course, Journal of learning disabilities,36, 4, 363–381.
3 Burden, R. L. (2005). Dyslexia and self-concept. London: Whurr
4 Ingesson, S. G. (2007). Growing up with dyslexia. School Psychology International, 28(5), 574–591.
5 Griffiths, C. B, Norwich, B., & Burden, R. L. (2004). Parental agency, identity and knowledge: Mothers of children with dyslexia. Oxford Review of Education, 30(3), 417–434.
6 Spreen, O. (1987). Learning disabled children growing up: A follow up study into adulthood. Lisse: Swets & Zeitlinger.
7 Boetsh, E. A., Green, P. A., & Pennington, B. F. (1996). Psychological correlates of dyslexia across the lifespan. Development and Psychopathology 8, 539–562.
8 Davenport, L. (1991). Adaptation to dyslexia: acceptance of the diagnosis in relation to coping efforts and educational plans. Dissertation Abstracts International 52(3-B), ISSN 0419-4217.